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Umbria Jazz ha segnato la storia della musica in molti modi. Per qualità musicale, per il modo di offrire i concerti, per il coinvolgimento del territorio, per il rapporto con il pubblico.
Una storia che dura da 46 anni esplosa sin da subito con un grandissimo successo che ha trasformato, per la prima volta nella storia, un festival del jazz in un raduno alla Woodstock. Umbria Jazz poteva soffocare di tanto successo, invece non solo è sopravvissuto, ma è cresciuto, si è moltiplicato (l'invenzione di Umbria Jazz Winter a Orvieto e l'edizione Spring a Terni, recentemente ripresa, le innumerevoli presenze all’estero) e si è stabilizzato, è diventato un evento mondialmente riconoscibile, forte della sua formula divisa fra arena, i teatri per i palati fini, la piazza, forte della sua accoglienza e della memoria delle sue tante edizioni: l'epico Charles Mingus, i concerti favolosi di Miles Davis, quelli torrenziali di Sonny Rollins, Sting che incrocia Gil Evans, il morbido sax tenore di Stan Getz, Dizzy Gillespie, Ornette Coleman, l'imprendibile Joao Gilberto, Quincy Jones, Tony Bennett e Lady Gaga, l'incontro con le altre musiche, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Eric Clapton, Santana, i Rem, un altro imprendibile come Prince e tutta la lunga lista di jazzisti italiani che a Umbria Jazz devono in buona parte il loro attuale prestigio internazionale.
Che si può chiedere di più? La sfida è continuare a questo livello di qualità e successo.

Cliccando sui manifesti ufficiali, la storia, anno per anno, delle edizioni Summer e Winter di Umbria Jazz.