Franco D'Andrea | Umbria Jazz

Franco D’Andrea

Uno dei maggiori protagonisti della storia del jazz in Italia. È perfino difficile, a meno di non scrivere un libro, ripercorrere la carriera di Franco D’Andrea, che ha vissuto cinquantanove dei suoi 81 anni (cominciò a suonare da professionista nel 1963) contribuendo come pochi altri allo sviluppo e infine alla maturità del jazz tricolore, che […]
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Uno dei maggiori protagonisti della storia del jazz in Italia. È perfino difficile, a meno di non scrivere un libro, ripercorrere la carriera di Franco D’Andrea, che ha vissuto cinquantanove dei suoi 81 anni (cominciò a suonare da professionista nel 1963) contribuendo come pochi altri allo sviluppo e infine alla maturità del jazz tricolore, che proprio grazie ad artisti come il pianista e compositore meranese ha acquisito una propria originale identità. D’Andrea ha inciso più di duecento dischi, anche per etichette estere; ha composto decine di brani, poi ripresi anche da altri; ha suonato in tutti i continenti, tra festival, teatri e club; è stato docente di seminari di specializzazione in Italia e non solo; ha dato vita ad ogni tipo di formula, dal piano solo alle grandi formazioni; ha suonato jazz nel solco della tradizione ma ha pure esplorato terreni innovativi; è stato insignito di prestigiosi premi. Soprattutto, ha incrociato un numero impressionante di importanti musicisti. Tra questi: Pepper Adams, Barry Altschul, Gato Barbieri (con cui incise la soundtrack di “Ultimo Tango a Parigi”), Don Byas, Perigeo (con cui fu presente alla prima edizione di Umbria Jazz nel 1973), Dexter Gordon, Johnny Griffin, Slide Hampton, Daniel Humair, Jimmy Knepper, Lee Konitz, Steve Lacy, Dave Liebman, Albert Mangelsdorff, Hank Mobley, Jean Luc Ponty, Enrico Rava, Frank Rosolino, Max Roach, Martial Solal, John Surman, Toots Thielemans, Charles Tolliver, Miroslav Vitous, Kenny Wheeler Dave Douglas, Han Bennink e altri ancora.

“ll piano solo rappresenta nel jazz”, dice D’Andrea, “una delle occasioni più adatte per ricercare, improvvisando, nuove combinazioni musicali, con esiti imprevedibili. In genere il musicista ha molti tasselli del mosaico pronti. Nel mio caso possono essere composizioni originali o anche brani dei miei autori preferiti (Kid Ory, George Gershwin, Duke Ellington, Billy Strayhorn, Thelonious Monk, Lennie Tristano, John Coltrane) col profumo che le varie ere del jazz a cui appartengono portano ancora oggi con sé. Ma la trama finale è tutta da inventare, il racconto che ogni sera si dipana sul palcoscenico sarà sempre diverso.”