Jon Cleary / Allan Harris "Kate's Soulfood" feat. Grégoire Maret | Umbria Jazz

Jon Cleary

Allan Harris “Kate’s Soulfood” feat. Grégoire Maret

con Irwing Hall, Francesco Fratini, Arcoiris Sandoval, Marty Kenney, Norman Edwards, Massimo Orselli

Dom. 01 Gennaio - ore 17:00
Teatro Mancinelli
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UmbriaJazz

Jon Cleary

Può succedere di nascere nel posto sbagliato, ma l’importante è trovare alla fine il proprio luogo del cuore in cui vivere. Jon Cleary, inglese cresciuto nella campagna del Kent, oggi è uno degli interpreti più stimati della musica di New Orleans, città in cui vive da decenni. Il primo fulminante approccio con il variegato panorama musicale della Crescent City avvenne con i dischi che giravano in casa. Lo colpì soprattutto la personalità debordante di Allen Toussaint, cantante, pianista, produttore e soprattutto songwriter. Un nume ispiratore per Jon, che nel 1981 fece il suo primo viaggio (forse è meglio dire pellegrinaggio) a New Orleans. Dal taxi si fece portare direttamente dall’aeroporto al Maple Leaf Bar, uno dei locali simbolo della storia musicale di New Orleans. Stabilitosi in città, Jon è diventato un musicista professionista e oggi è uno dei maggiori rappresentanti (ha vinto anche un Grammy) dei generi che definiscono l’identità musicale di New Orleans, da quelli tradizionali a quelli più moderni: jazz, blues, rag, piano stride, gospel, funk, soul. Ha anche collaborato con artisti importanti come Dr. John, Bonnie Raitt, John Scofield, Taj Mahal. Nella formula voce-pianoforte, con cui si esibisce a Orvieto, Cleary si presenta come un performer garbato, colto, divertente.
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Allan Harris “Kate’s Soulfood” feat. Grégoire Maret

Allan Harris “KATE'S SOULFOOD” feat. Grégoire Maret w/ Irwing Hall, Francesco Fratini, Arcoiris Sandoval, Marty Kenney, Norman Edwards, Massimo Orselli Torna un beniamino del pubblico di Umbria Jazz, con una nuova storia da raccontare. Harris ci presenta l’ultimo album, “Kate's Soulfood”, che è anche uno spaccato di America. Allan è cresciuto a Brooklyn e nei weekend andava a trovare la zia materna Kate Ingram, che gestiva una popolare tavola calda di “home cooking” ad Harlem, all’angolo tra Frederick Douglass Boulevard e la 126ª strada, a due passi dall’Apollo Theater. Più che un semplice punto di ristoro, la cucina casalinga di zia Kate era un riferimento per il quartiere in cui si mescolavano gente comune e artisti di ogni genere, soprattutto musicisti jazz, ma non solo. La foto di copertina di un famoso disco Blue Note ritrae Jimmy Smith proprio davanti all’ingresso del locale. Ed il titolo è naturalmente “Home Cooking”. Harris ci ricorda ora quel locale e quel clima di una New York in grande fermento con Harlem nel cuore. Ospite della band a Orvieto, come nel disco, il funambolo dell’armonica Grégoire Maret, che nel suo strumento non ha rivali.

Allan Harris è diventato popolare dopo aver vinto il referendum dei critici di DownBeat nella categoria "Rising star jazz vocalist", titolo che in America è la consacrazione ufficiale di una stella, ma il pubblico di Umbria Jazz è arrivato prima. Qui Harris è molto conosciuto per aver partecipato tante volte sia alle edizioni invernali di Orvieto che a quelle estive di Perugia. Cantante e chitarrista, questo artista rappresenta la quintessenza della vocalità jazz. Il mondo a cui si richiama è quello dei crooner, un genere che oggi non è molto prolifico, almeno a questi livelli. Harris ne ha ripreso lo stile garbato, mai sopra le righe, sempre elegante. In una parola, classico. Della vocalità jazz Harris è un profondo conoscitore, ma i suoi omaggi al “vocalese” di Eddie Jefferson, a Tony Bennett o a Nat “King” Cole, il santo protettore dei crooner, non sono stati una mera operazione nostalgia ma piuttosto l’immissione di una nuova linfa in una vocalità che fa parte della storia del jazz.