Jon Cleary / “Round One Thirty Five 1990-2020 Personal Standards” Vinicio Capossela | Umbria Jazz

Jon Cleary

Vinicio Capossela “Round One Thirty Five 1990-2020 Personal Standards”

Gio. 29 Dicembre - ore 21:00
Teatro Mancinelli
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Jon Cleary

Può succedere di nascere nel posto sbagliato, ma l’importante è trovare alla fine il proprio luogo del cuore in cui vivere. Jon Cleary, inglese cresciuto nella campagna del Kent, oggi è uno degli interpreti più stimati della musica di New Orleans, città in cui vive da decenni. Il primo fulminante approccio con il variegato panorama musicale della Crescent City avvenne con i dischi che giravano in casa. Lo colpì soprattutto la personalità debordante di Allen Toussaint, cantante, pianista, produttore e soprattutto songwriter. Un nume ispiratore per Jon, che nel 1981 fece il suo primo viaggio (forse è meglio dire pellegrinaggio) a New Orleans. Dal taxi si fece portare direttamente dall’aeroporto al Maple Leaf Bar, uno dei locali simbolo della storia musicale di New Orleans. Stabilitosi in città, Jon è diventato un musicista professionista e oggi è uno dei maggiori rappresentanti (ha vinto anche un Grammy) dei generi che definiscono l’identità musicale di New Orleans, da quelli tradizionali a quelli più moderni: jazz, blues, rag, piano stride, gospel, funk, soul. Ha anche collaborato con artisti importanti come Dr. John, Bonnie Raitt, John Scofield, Taj Mahal. Nella formula voce-pianoforte, con cui si esibisce a Orvieto, Cleary si presenta come un performer garbato, colto, divertente.
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Vinicio Capossela “Round One Thirty Five 1990-2020 Personal Standards”

In “Round One Thirty Five” Vinicio Capossela ripercorre la sua carriera a partire dal debutto: Vinicio ha conquistato la notorietà proprio con "All’una e trentacinque circa", disco di esordio sotto la stretta guida di Renzo Fantini. Prese le mosse da lì, più di trent’anni fa, uno stile fuori dagli schemi, con euforiche contaminazioni, dallo swing al jazz. Estroso oltre il prevedibile, colto nei riferimenti a Modigliani e Oscar Wilde, e popolare ne “Il ballo di San Vito”. Vinicio Capossela è un talento multiforme, perfettamente a suo agio oltre che nella canzone anche in scenari diversi come scrittura, poesia, cinema, radio, teatro, direzione artistica di festival. Anche per questo è considerato da molti come il più importante cantautore della sua generazione. Esordio fragoroso, il suo, nel 1990, come una sorta di Tom Waits italiano, magari più lunare ma con lo stesso gusto per il grottesco e per ballate nottambule che sanno di visionario esistenzialismo. Il disco “All’una e trentacinque circa” gli vale la prima vittoria al Premio Tenco. La prima di quattro totali, l’ultima nel 2019. Per un artista così fuori da ogni schema sono arrivati presto i successi anche oltre i confini nazionali: è del 1995 un prestigioso sold out al Théâtre de la Ville di Parigi. Sempre più forti nel percorso artistico di Vinicio Capossela sono entrate le radici popolari recuperate dalle sue origini (è nato a Hannover da genitori irpini) e nello stesso tempo i riferimenti letterari, anche danteschi, mentre la musica è diventata più complessa (per esempio, sono in gioco anche la chitarra acidula di Marc Ribot e le brass band macedoni) senza smarrire la naturalezza dell’invenzione melodica. Un percorso artistico che si è materializzato in innumerevoli tour e progetti teatrali e in undici album in studio, il più recente, del 2019, “Ballate per uomini e bestie”. Dell’anno dopo è l’EP “Bestiario d’amore”. Quest’anno Capossela ha fatto il suo esordio anche al Festival di Sanremo, nella serata dedicate alle cover, con il singolo “Nella mia ora di libertà” (Fabrizio De André) con Giovanni Truppi e la collaborazione di Mauro Pagani. Vinicio è stato ospite sia del Festival di Spoleto che di Umbria Jazz (una serata ai Giardini del Frontone, e nella band c’era anche Ribot).