ENRICO RAVA – FRED HERSCH

“Al gir dal bughi” – DINO PIANA, ENRICO RAVA, FRANCO PIANA – DADO MORONI, GABRIELE EVANGELISTA, ROBERTO GATTO

JULIAN LAGE TRIO

Dom, 11 Luglio - ore 19:00
Arena Santa Giuliana
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UmbriaJazz

ENRICO RAVA – FRED HERSCH

Un incontro raro, suggestivo, imperdibile. Rava e Hersch sono due artisti con storie diverse alle spalle ma accomunati da una visione della musica rigorosa ed emozionante. Sul palco di Umbria Jazz, un duo tromba/pianoforte che promette grande sintonia.  È forse inutile ricordare ancora una volta, soprattutto al pubblico di Umbria Jazz che lo ha ascoltato più volte ed in contesti diversi, quanto Rava abbia inciso sullo sviluppo del jazz italiano ed europeo. Il free jazz dei primi anni della carriera con Steve Lacy e Gato Barbieri, l’esperienza newyorkese con Cecil Taylor, Carla Bley e la JCO (la monumentale opera della Bley, “Escalator Over The Hill”), gli incroci con l’avanguardia europea, la scoperta dell’opera lirica in chiave jazz, le collaborazioni con alcuni dei più importanti artisti della scena contemporanea: sono capitoli, più che di una singola biografia, della storia del jazz italiano.  Diciotto nomination ai Grammy Awards (quindici come pianista, compositore e leader e tre per il trio) per Fred Hersch, che nel 2016 e 2018 è stato eletto Jazz Pianist of the Year dalla Jazz Journalists Association.  Pochi musicisti jazz sono altrettanto carismatici, e non solo negli ambienti del jazz. A buon diritto. Fred Hersch sembra essere del tutto indifferente ai generi. Suona una musica che non segue nessun pianista in particolare, tra quelli arrivati prima, mentre molti altri hanno seguito lui, per esempio Brad Mehldau o Ethan Iverson, che furono suoi allievi. È un autentico battitore libero che si è tracciato la sua strada e la percorre senza cedere a mode e tendenze di successo. Privilegia il lato emotivo ed emozionale della musica e non si cura del virtuosismo. Non è uno di quelli che cercano di costruirsi un personaggio da vendere con una buona comunicazione ma affida tutto alla musica che suona: è la musica che parla per lui. Una musica in cui si confondono tradizione e innovazione, lirismo ed energia, linguaggio jazz e cultura classica.
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“Al gir dal bughi” – DINO PIANA, ENRICO RAVA, FRANCO PIANA – DADO MORONI, GABRIELE EVANGELISTA, ROBERTO GATTO

“Al gir dal bughi” (al giro del boogie) è il titolo dell’ultimo disco di Dino Piana, classe 1930, trombonista, band leader e compositore torinese, registrato nel dicembre 2019 all’Auditorium Parco della Musica di Roma e uscito qualche mese fa. La line up del disco è la stessa di quella del concerto: Dino Piana, trombone; Enrico Rava, tromba e flicorno; Franco Piana, flicorno; Gabriele Evangelista, contrabbasso; Roberto Gatto, batteria. L’unico cambiamento è Dado Moroni, pianoforte, al posto di Julian Oliver Mazzariello. Per Enrico Rava, fautore del progetto insieme al figlio di Dino, Franco, Piana, è “uno dei più grandi jazzisti italiani, uno dei più amati e dei più richiesti in Europa, uno dei padri storici del jazz moderno in Italia e fonte d’ispirazione per tutti i giovani trombonisti negli anni a venire”. Il titolo del disco nasce dal racconto del loro primo incontro in una jam session più di sessant’anni fa. Piana fece il primo assolo rivelandosi, per Rava, “qualcosa di straordinario, con una fluidità e una logica che ci lasciarono basiti. Un altro pianeta”. Nacque allora una amicizia che arriva fino a oggi e che trapela anche in questo disco in cui vengono interpretati alcuni standard evergreen del jazz. Temi che saranno riproposti dal vivo. Dino Piana fa parte del non foltissimo gruppo di musicisti che hanno attraversato tutta la storia del jazz moderno italiano. Senatori, venivano chiamati con un mix di affetto e rispetto. Membro della celebre band di Gianni Basso e Oscar Valdambrini e colonna dell’orchestra jazz della Rai, ha collaborato con i più importanti protagonisti del jazz italiano e molti americani (Chet Baker, Charles Mingus, Slide Hampton, Kai Winding, Kenny Clarke, George Coleman, Thad Jones/Mel Lewis, Bob Brookmeyer). Un autentico fuoriclasse.
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JULIAN LAGE TRIO

Se si vuole capire meglio cosa sta succedendo alla chitarra nell’ultimo decennio Julian Lage è un nome da seguire. Nel triennio 2017-2019 Lage si è guadagnato tre consecutive nomination ai Grammy, che si sommano alle due precedenti. È un segno evidente della grande attenzione di cui il chitarrista californiano è oggetto nel mondo della musica, sia tra gli addetti ai lavori che tra il pubblico. Adesso è in uscita “Squint”, il nuovo album inciso a Nashville per Blue Note. Per la storica etichetta Lage aveva già registrato, con Nels Cline e Charles Lloyd, ma questo è il suo esordio come leader. Il disco è stato preceduto nel gennaio dell’anno scorso da un ciclo di sei serate al Village Vanguard.  Non ancora trentaquattrenne, Lage si è ritagliato un posto da protagonista nel sempre vivace scenario della chitarra jazz. In realtà la storia è cominciata molto tempo prima. Al giovane prodigio (otto anni) era già stato dedicato un documentario, e a dodici anni Lage si era esibito nella serata dei Grammy. I suoi studi lo portarono dal Conservatorio di San Francisco al Berklee College di Boston, dove incontrò Gary Burton che lo volle nella band che incise “Generations” e “New Generation”. Altre partnership sono seguite con Dave Douglas, Charles Lloyd, John Zorn e Nels Cline. Negli ultimi anni, come documentano anche i suoi apprezzati dischi, Julian Lage ha compiuto una sorta di viaggio organizzato lungo le radici della musica americana: una colta operazione di sintesi che, utilizzando il linguaggio unificante del jazz, ripercorre trasversalmente e senza preconcetti generi e fasi storiche. Lage ha la maestria tecnica, la credibilità intellettuale, la padronanza della materia per riuscire in un progetto affascinante: cercare nuove strade ma senza rinnegare la tradizione.