Lionel Loueke Solo "HH" | Umbria Jazz

Lionel Loueke Solo “HH”

Herbie Hancock, il suo mentore (così lo chiama Lionel Loueke) lo ha definito “a musical painter”. Cercando di interpretare il pensiero di Hancock, possiamo immaginare un musicista con una visione coloristica, come un pittore che invece dei colori mette dei suoni su una ideale tavolozza musicale. In realtà, Loueke, originario del Benin e con alle […]
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Herbie Hancock, il suo mentore (così lo chiama Lionel Loueke) lo ha definito “a musical painter”. Cercando di interpretare il pensiero di Hancock, possiamo immaginare un musicista con una visione coloristica, come un pittore che invece dei colori mette dei suoni su una ideale tavolozza musicale. In realtà, Loueke, originario del Benin e con alle spalle buoni studi a Parigi e in America, dove è passato anche per le aule del Berklee, ha uno stile così personale da non somigliare a nessun altro e realmente dà l’impressione di affondare le radici nel patrimonio musicale del suo mondo di origine, pur avendo assimilato alla perfezione il linguaggio del jazz e le sue tecniche di improvvisazione. Dopo i primi passi nel mondo del jazz “maggiore”, con Terence Blanchard, è con Hancock che Loueke ha conosciuto la definitiva consacrazione. ll chitarrista del Benin con Hancock ha suonato a lungo sia dal vivo che in studio (per esempio, i progetti su Joni Mitchell e John Lennon) e non ha certo dimenticato quanto deve al suo mentore. Per lui Herbie è un vero riferimento a livello umano oltre che artistico, e non lo nasconde: “per me era un bisogno suonare la sua musica”. Ed è nato così l’omaggio che ora si traduce in un evento live ma che già ha prodotto un disco intitolato semplicemente “HH” che ovviamente sta per Herbie Hancock. La formula, sia dal vivo che in studio, è quella della solo performance ed il repertorio è quello dei classici del periodo più creativo di Hancock, che vanno dai successi hard bop e soul in puro stile Blue Note (“Speak Like A Child”, “Cantaloupe Island”, “Dolphin Dance”, “Watermelon Man”) fino alla svolta elettrica (“Rockit”, “Butterfly”, “Hang Up Your Hang Ups”). È un omaggio che sembra voler essere intimo e per niente istituzionale, ma la musica è anche più spettacolare di quello che ci si aspetterebbe, per via di una tecnica che permette a Loueke di sovrapporre linee di basso, accompagnamento, improvvisazione e talvolta una vocalità scura e profonda. Una specie di uomo/orchestra che attinge ad un songbook molto frequentato senza timori per gli inevitabili confronti e senza cercare effetti speciali.