Gran Cenone di Fine Anno | Palazzo del Popolo | Umbria Jazz

Accordi Disaccordi con Anais Drago

The Anthony Paule Soul Orchestra

Allan Harris “Kate’s Soulfood” Band feat. Grégoire Maret

Ven, 31 Dicembre - ore 20:30
Palazzo del Popolo – Sala Expo
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Accordi Disaccordi con Anais Drago

Accordi Disaccordi è il trio (chitarra solista, chitarra ritmica, contrabbasso) che fin dall’inizio si è ritagliato un ruolo originale sulla scena del jazz italiano, anche grazie ad un repertorio che coniugava swing e gypsy. Dietro quella musica era istintivo intravedere la monumentale ombra di un mito del jazz che quel genere aveva inventato, Django Reinhardt. Il trio ha riproposto in chiave moderna classici italiani e internazionali, oltre a brani originali, riportandoci indietro nel tempo, fino agli anni '30.   Non solo gypsy, però. Un buon esempio della loro attuale musica, che si manifesta in continua evoluzione e si richiama a molteplici e diverse influenze, è il recente album intitolato “Decanter”. Ospite di Accordi Disaccordi (lo fu anche in Umbria Jazz 19) è il violino di Anais Drago, inclusa nella top-ten dei nuovi migliori talenti del referendum 2020 di Musica Jazz. Il suo eclettismo le permette di muoversi con disinvoltura tra jazz, rock, world-music e sperimentazione. Decisamente, un’artista da seguire con attenzione.
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The Anthony Paule Soul Orchestra

La band è formata da autentici specialisti del soul, tutti con all'attivo collaborazioni prestigiose a partire dal leader, che ha lavorato e registrato con Boz Scaggs, Charlie Musselwhite, Johnny Adams, Maria Muldaur, The Johnny Nocturne Band. Kevin Hayes, il nuovo batterista, ha lavorato venti anni con Robert Cray e ha inciso con B.B. King, John Lee Hooker e Van Morrison. Bill Ortiz, tromba, faceva parte della band di Santana, ed il sassofonista Charles McNeal è un richiesto session man della Bay Area. La costituzione come gruppo stabile è recente ed è avvenuta in Italia, nel 2015, in occasione del festival di Porretta. L’idea era di formare un gruppo specializzato nel soul “vecchia scuola”. La formazione ha dimostrato subito di funzionare ed è diventata una band vera e propria in grado di produrre grande black music (soul, blues, R&B) spettacolare e coinvolgente. Importante la produzione discografica. L’album “Soul For Your Blues” ha ricevuto due BMA (Blues Music Awards) nominations, e “After A While” realizzato con Wee Willie Walker ben cinque nominations nel 2018.   È uscito di recente “Not In My Lifetime”, registrato dalla Anthony Paule Soul Orchestra pochi giorni prima della morte di Wee Willie Walker e prodotto a dal leggendario Jim Gaines. A Orvieto con la band c’è la cantante Terrie Odabi, che è stata definita la più travolgente donna del blues e del soul emersa dalla Bay Area dai tempi di Etta James. Poche vocalist padroneggiano, grazie a una presenza fisica e vocale straripante, la scena come questa nativa di Oakland, che Steve Turre, grande trombonista jazz, definisce “un gioiello della Bay Area”.
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Allan Harris “Kate’s Soulfood” Band feat. Grégoire Maret

Torna un beniamino del pubblico di Umbria Jazz, con una nuova storia da raccontare. Harris ci presenta il nuovo album, “Kate's Soulfood”, che è anche uno spaccato di America. Allan è cresciuto a Brooklyn e nei weekend andava a trovare la zia materna Kate Ingram, che gestiva una popolare tavola calda di “home cooking” ad Harlem, all’angolo tra Frederick Douglass Boulevard e la 126a Strada, a due passi dall’Apollo Theater. Più che un semplice punto di ristoro, la cucina casalinga di zia Kate era un riferimento per il quartiere in cui si mescolavano gente comune e artisti di ogni genere, soprattutto musicisti jazz, ma non solo. La foto di copertina di un famoso disco Blue Note ritrae Jimmy Smith proprio davanti all’ingresso del locale. Ed il titolo è naturalmente “Home Cooking”. Harris ci ricorda ora quel locale e quel clima di una New York in grande fermento con Harlem nel cuore. Ospite della band a Orvieto, come nel disco, il funambolo dell’armonica Grégoire Maret, che nel suo strumento non ha rivali.

Allan Harris è diventato popolare dopo aver vinto il referendum dei critici di DownBeat nella categoria "Rising star jazz vocalist", titolo che in America è la consacrazione ufficiale di una stella, ma il pubblico di Umbria Jazz è arrivato prima. Qui Harris è molto conosciuto per aver partecipato tante volte sia alle edizioni invernali di Orvieto che a quelle estive di Perugia. Cantante e chitarrista, questo artista rappresenta la quintessenza della vocalità jazz. Il mondo a cui si richiama è quello dei crooner, un genere che oggi non è molto prolifico, almeno a questi livelli. Harris ne ha ripreso lo stile garbato, mai sopra le righe, sempre elegante. In una parola, classico. Della vocalità jazz Harris è un profondo conoscitore, ma i suoi omaggi al “vocalese” di Eddie Jefferson, a Tony Bennett o a Nat “King” Cole, il santo protettore dei crooner, non sono stati una mera operazione nostalgia ma piuttosto l’immissione di una nuova linfa in una vocalità che fa parte della storia del jazz.