15 Luglio 2018, 12:38

A UJ il Brasile di Gilberto Gil e Margareth Menezes

Intervista a Chiara Civello: "Io sono una tropicalista nell’anima"
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UmbriaJazz

A UJ il Brasile di Gilberto Gil e Margareth Menezes

Intervista a Chiara Civello: “Io sono una tropicalista nell’anima”


Dalla musica nera di Bahia a quella di Lagos, capitale della Nigeria, teatro di uno degli incontri più importanti per la vita musicale di Gilberto Gil, quello con Fela Kuti. È da qui che occorre partire per capire «Refavela», uno degli album essenziali della discografia di Gil, celebrato sabato sera all’Arena Santa Giuliana di Perugia per la seconda serata di Umbria Jazz. Il tour si chiama «Refavela 40» e celebra le quattro decadi di quello che è uno dei dischi più neri dell’ex ministro, fortemente influenzato dal funk e da quell’afrobeat di cui Fela Kuti era il principe (per capire l’importanza di questa figura non solo per la musica ma per l’intero contesto sociopolitico chi può recuperi «Fela Kuti, il potere della musica», il bel documentario di Alex Gibney). Sul palco per il concerto ci sono il figlio di Gil, Bem, che ha avuto l’idea di dare vita a questo tour, l’italiana Chiara Civello, Mayra Andrade, Mestrinho e, a completare la festa, anche la piccola nipote di Gil.
L’ex ministro e soci non si limitano a camminare lungo il solco musicale tracciato 40 anni fa ma lo innovano in uno spettacolo riuscito: la prima parte è dedicata a brani fuori dall’album, come «Xamego», «Ilê Aiyê», «Two Naira Fifty Kobo» di Caetano Veloso e altri ancora, prima dell’arrivo sul palco di Gil che parte con le sonorità di «Refavela» attaccando «Patuscada de Gandhi», «Balafon», «Era nova», «Aqui e agora» cantata in versione italiana da Chiara Civello, «Sandra», «Babà Alapalà» e, ovviamente, «Refavela». Il tutto tenendo insieme nuovi arrangiamenti e radici africane. Il pubblico – oltre duemila gli spettatori con in platea anche Paolo Mieli e Giovanni Grasso, consigliere per la comunicazione e la stampa del presidente Sergio Mattarella – gradisce compresi i tantissimi brasiliani presenti per questo avvio di weekend carioca, che sarà completato domenica da Caetano Veloso e da Stefano Bollani, pronto a presentare il suo ultimo lavoro, «Que bom».
E i balli vanno avanti ai due lati del palco anche per tutto lo show di Margareth Menezes, anche lei da Bahia, che ha fatto il suo esordio a Umbria Jazz presentando un bel pezzo del suo repertorio: «Faraò» su tutte, ma anche «Alegria da cidade», «Elegibo», «Dandalunda» in un vortice di samba, afrobeat e reggae. Tornando a «Refavela 40», a raccontare prima dell’inizio dello show com’è nato questo progetto è Chiara Civello, che si autodefinisce «tropicalista nell’anima». «Io sono una frequentatrice del Brasile e della musica brasiliana – dice – da molto tempo, è una di quelle che mi interessano perché frutto di sincretismo, come il jazz. Per la mia vita sono stati sempre molto importanti gli incontri, la musica che cerca una fusione senza innalzare barriere. A 16 anni dopo aver frequentato le Clinis Berklee di Umbria Jazz, grazie al quale ho vinto una borsa di studio, ho cominciato a frequentare l’America, conoscendo anche la musica brasiliana e in generale quella latinoamericana, prima di trasferirmi a New York».
Nel penultimo album, «Canzoni», pubblicato nel 2014, arrivano le collaborazioni con Chico Buarque e Gilberto Gil e poi «l’anno scorso – rivela la cantante – Gil mi ha parlato di questo tour chiedendomi se mi andava di suonare il pianoforte e di cantare. La nostra intesa musicale era però iniziata già da prima e io sono una che vive di incontri, per me fondamentali perché mi rendono felice. Stasera canterò anche una canzone di Gil molto bella, “Era nova”, e poi una versione italiana di “Aqui e agora”. A me interessano le influenze e le associazioni inusitate, dove si creano quelle crisi inaspettate dentro le quali si può generale la bellezza». E se sulla scena italiana Civello non vede lavori altrettanto potenti dell’epocale «Refavela», allargando lo sguardo la cantante indica il nome di Angelique Kidjo: «L’ho sentita giorni fa in Francia, è eccezionale».